RESOCONTO SU IV INCONTRO FRA ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DI ARCHEOLOGI

Sabato 23 giugno 2012 si è tenuto a Roma il 4° incontro tra le associazioni professionali degli
archeologi che operano in Italia.
Erano presenti ANA, CIA, CNAP e FAP con alcuni dei loro rappresentanti nazionali e locali: per ANA il vicepresidente Dott. Salvo Barrano, per CNAP, e FAP i rispettivi Presidenti Dott. Alessandro De Rosa e la Dott.ssa Monica Viscione, per CIA il dott. T. Magliaro, membro del Consiglio Direttivo Nazionale.
La riunione è cominciata con un resoconto del lavoro svolto nei precedenti tre incontri, svoltisi fra Febbario e Maggio, per i rappresentanti di ANA che non avevano partecipato al terzo appuntamento.
Si è quindi riferito di come in precedenza si fosse discusso della necessità di giungere ad una
comune definizione della nostra professione e dei suoi vari ambiti di riferimento al fine di poterla
applicare alla normativa UNI, corredata da una strutturazione in livelli secondo il modello europeo
EQF, come indicato dal Disegno di Legge 3270 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi”, in discussione al Senato.
Il confronto tra le tre Associazioni di categoria CNAP, CIA e FAP aveva quindi già prodotto una definizione di massima sulla quale si stavano elaborando le strutturazioni dei livelli EQF, anche in vista dell’assunzione della struttura dei livelli in base alle indicazione definite dal Processo di Bologna, che si occupa della definizione della struttura EQF in Italia.
Si è quindi ripresa la discussione ed il confronto sulle medesime tematiche insieme ai rappresentanti di ANA.
L’interesse si è concentrato sulla redazione delle tabelle EQF, tenendo conto anche dei riferimenti
emersi dalla discussione degli Stati Generali dell’archeologia e dagli incontri recentemente organizzati dalla Direzione Generale ai quali hanno presenziato ANA e CIA.
Nel corso dell’incontro, la definizione della nostra professione è stata unanimemente ritenuta un passaggio necessario per la crescita lavorativa della categoria, anche alla luce della riforma delle “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi” in discussione attualmente alla X commissione del Senato della Repubblica.
Tale riforma prevede all’interno del testo già licenziato dalla Camera dei Deputati l’esplicito
riferimento alla redazione della Normativa UNI che per essere effettuata necessita, obbligatoriamente, di una definizione generica della professione.
Le associazioni si sono trovate sostanzialmente d’accordo con l’obbligo di provvedere a questa definizione nei tempi più stretti possibili.
I rappresentanti di ANA hanno espresso la necessità di riferire al loro comitato di Direzione lo stato di avanzamento dei lavori e si sono accordati con i convenuti per una pausa di circa 10 giorni, termine entro il quale decideranno se continuare o meno la concertazione con le altre tre associazioni sulle questioni pertinenti alla norma UNI.
L’incontro si è quindi concluso con la previsione di un nuovo appuntamento che si svolgerà dopo le consultazioni interne alle rispettive associazioni per redigere le proposte di definizione professionale ed allo scopo di giungere a una comune e condivisa definizione dell’archeologo e delle sue competenze.

Informazioni su aderosa77

Archeologo PhD (Dottore di Ricerca), esperto in Valutazione di Rischio archeologico, Sistemi Informativi Geografici (GIS), WebGis, Remote Sensing applicato all'Archeologia e ai Beni Culturali, Indagini Geofisiche, Fotogrammetria digitale aerea e terrestre, Rilievi manuali e digitali.

Pubblicato il 9 luglio 2012 su Archeologi, Archeologia, CNAP, confederazione, definizione, Norma, professione, professionisti, Proposte, UNI. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Non ce la si fa più. E’ inutile perder tempo con i politici: senatori e deputati che, pur mossi dalle migliori intenzioni, si arenano inesorabilmente contro il muro delle disposizioni europee. Bisogna, evidentemente, chiedere a livello europeo una revisione completa delle professioni. Non si può rimanere inermi a contemplare la nascita continua di albi ed ordini di ogni sorta in sanità e rimanere sprovvisti, solo Noi, di un organo che tuteli i beni culturali dello Stato e quindi i Cittadini e quindi il territorio e perciò anche la libertà di svolgimento, con qualità e serenità, la nostra Professione di tutela. Gli ordini non hanno, MAI, nei loro statuti il fine di tutelare gli iscritti. Piuttosto la tutela del Cittadino. Ovviamente anche la sola menzione della “tutela dell’iscritto” andrebbe contro qualsiasi altra categoria che non fosse dotata di siffatto mezzo e di certo avallerebbe un certo sistema lobbistico che io disprezzo. Eppure purtroppo oggi, stando così le cose, gli Ordini sono anche un potente mezzo di rappresentanza. Siamo dunque una delle poche professioni sprovviste di tale tacito supporto rappresentativo oltre che etico e deontologico. Deve essere questa la battaglia degli archeologi italiani. Dall’Italia deve assolutamente partire questa richiesta all’Europa.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: