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Il primo incontro istituzionale del Coordinamento unico degli Archeologi Italiani

Ieri 11 Marzo 2016 il Ministro On. Dario Franceschini ha incontrato una delegazione del Coordinamento unico degli Archeologi Italiani, al quale partecipano attivamente. In rappresentanza di CNAP e delle associazioni dei professionisti c’era nostra socia e membro del direttivo Laura Torsellini.

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Nel pomeriggio di ieri il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo On. Franceschini ha ricevuto una delegazione del costituendo coordinamento degli archeologi italiani, in rappresentanza delle differenti componenti della professione, firmatari del documento elaborato dopo l’incontro nazionale del 19 Febbraio a Firenze-TourismA: per le università Sauro Gelichi e Andrea Cardarelli, per le associazioni professionali Salvo Barrano e Laura Torsellini, Vincenzo D’Ercole per il pubblico impiego-MiBACT, Rita Auriemma per gli enti locali, Claudio Calastri per le imprese del settore.
È stato presentato al Ministro il percorso verso la costituzione di un coordinamento degli archeologi, riunitisi prima a Paestum nel novembre 2015 e a Firenze lo scorso Febbraio.
Sono stati trattati i differenti punti della lettera aperta al Ministro, inviata il 23 febbraio scorso, dopo l’iniziativa pubblica di Firenze.
I rappresentanti dell’Università hanno espresso l’esigenza di un maggiore coinvolgimento delle consulte universitarie nella definizione della struttura del nascente Istituto Centrale per l’Archeologia, chiedendo al Ministro di evitare quanto già successo per la Scuola del Patrimonio.
È stato inoltre posto il tema delle concessioni di scavo che, così come formulate attualmente dal Codice dei Beni Culturali e dalle successive farraginose Circolari Ministeriali, limitano fortemente la ricerca. A tal proposito hanno suggerito di procedere a una revisione dell’art. 88 del Codice, che attualmente riserva al solo Ministero la ricerca archeologica.
Pur nell’apprezzare l’introduzione dell’autonomia gestionale e scientifica per i musei statali, è stata segnalata anche la necessità di garantire il mantenimento di un rapporto vivo tra le istituzioni museali e il territorio.
Il rappresentante del Pubblico Impiego-MiBACT ha poi chiesto al Ministro la possibilità di sperimentare la riforma in alcuni territori, in particolare quelli attualmente privi di un soprintendente archeologo, sollecitando al contempo l’istituzione di un osservatorio che monitori l’effettiva applicazione della riforma e raccolga le segnalazioni rispetto alle principali criticità, proponendo appositi correttivi.
Ha chiesto inoltre di aumentare da 30 a 45 giorni i termini a disposizione del Soprintendente per attivare la procedura di archeologia preventiva.
Tra le criticità principali ha poi segnalato il rischio della dispersione degli archivi delle soprintendenze, proponendo uno specifico progetto di digitalizzazione e di libero accesso, per una gestione del territorio più consapevole e partecipata.
Anche per far fronte alla riduzione di mezzi e personale e compensare effetti indesiderati della riorganizzazione, ha infine proposto di abilitare le soprintendenze al monitoraggio del territorio attraverso il controllo satellitare.
I rappresentanti delle Associazioni Professionali hanno sollecitato l’emanazione del decreto ministeriale per la definizione dei requisiti d’iscrizione agli elenchi dei professionisti dei beni culturali, i cui termini indicati nella stessa L. 110/2014, sono scaduti nel febbraio 2015, avviando le audizioni e acquisendo i pareri previsti dall’art. 2, co. 2 della stessa legge.
Hanno, inoltre, chiesto un impegno sulla rapida pubblicazione delle linee guida per l’archeologia preventiva, sottolineando la necessità che queste recepiscano gli artt. 245 e 248 del Regolamento del Codice degli Appalti (DPR 207/2010), preservando così il ruolo degli archeologi nella progettazione, direzione tecnica e collaudo degli interventi archeologici.
Il rappresentante delle imprese ha chiesto di scongiurare l’accorpamento delle fasi dell’archeologia preventiva previste dagli artt. 96a e 96b del Codice degli Appalti, per favorire la qualità e l’affidabilità della progettazione preliminare. Ha inoltre invitato il Ministro a sollecitare gli uffici per la redazione di un capitolato unico standard da parte delle stazioni appaltanti e delle soprintendenze per gli interventi archeologici.
Ha espresso, infine, preoccupazione per il meccanismo di deroga al processo di esecuzione dell’archeologia preventiva, (art. 25/comma 15) che, potendo esser avocata dalla Presidenza del Consiglio, rischia di diventare uno strumento di interferenza politica nelle decisioni tecniche.
Dopo aver ascoltato i rappresentanti, nell’esprimere apprezzamento per il processo in atto che va nella direzione di costituire un interlocutore per tutte le questioni relative all’archeologia, il Ministro ha rassicurato i presenti sulla confluenza degli articoli 96a e 96b nell’unico articolo 25 del nuovo Codice degli Appalti, spiegando che si tratta semplicemente di un accorpamento formale dovuto alla necessità di presentare un testo finale più snello, ma che l’indirizzo è quello di recepire in tutto la sostanza del Codice precedente, garantendo la sequenza delle fasi. Ha inoltre puntualizzato che il meccanismo di deroga alle procedure di archeologia preventiva previsto al comma 15 dell’art. 25 del nuovo codice è sì previsto in caso di tempistiche previsionalmente troppo lunghe, ma solo per casi eccezionali e non per categorie di opere pubbliche.
Ha poi fornito disponibilità rispetto a forme di monitoraggio sull’applicazione della riforma per recepire le principali criticità che emergeranno e porre rimedio con correttivi mirati. Ha inoltre garantito attenzione rispetto al tema degli archivi, concordando sull’opportunità di favorirne la digitalizzazione e il libero accesso, ritenendo al contempo interessante la proposta di un monitoraggio a larga scala del territorio su base satellitare.
In merito alla definizione dei requisiti professionisti previsti dalla L. 110/2014, da emanare con apposito decreto, il Ministro ha fornito massime garanzie, impegnandosi all’emanazione entro l’estate. Allo stesso modo si è impegnato a sollecitare la pubblicazione delle linee guida relative all’Archeologia Preventiva, affermando di considerare prezioso il contributo del mondo degli archeologi rappresentato dal costituendo coordinamento.
A tal proposito il Ministro si è detto interessato all’ipotesi di formulare un unico schema di capitolato per le imprese appaltanti e per le Soprintendenze, relativo ai lavori in archeologia e valido in tutta Italia.
Ha poi spiegato la sua visione a proposito degli scopi della Scuola Nazionale del Patrimonio e dell’Istituto Centrale per l’Archeologia.
La Scuola Nazionale del Patrimonio sarà un ente ministeriale, la cui attività si svolgerà successivamente alla formazione universitaria (master, specializzazione e dottorato) e avrà due percorsi, uno dedicato all’internazionalizzazione, cioè alla formazione di studiosi da tutto il mondo, nel quadro di accordi bilaterali tra Italia e altri Paesi, e l’altro pensato per la formazione dei dirigenti del Ministero, come ad esempio i futuri Soprintendenti unici.
Anche l’Istituto Centrale per l’Archeologia sarà un ente totalmente ministeriale, sul modello di ISCR e Opificio delle Pietre Dure, che supporterà le Soprintendenze ed è stato pensato per valorizzare l’eccellenza delle competenze italiane in campo archeologico in vista delle nuove soprintendenze uniche. Verrà istituito a breve, ma il Ministro ne definirà struttura e modalità dopo un ampia consultazione con il mondo degli specialisti del settore.
Quanto alle concessioni di scavo, che saranno oggetto di una riunione del Consiglio Superiore Beni Culturali e Paesaggistici, ha espresso piena disponibilità a esaminare e eventualmente a rivedere le norme che regolano questo istituto e ha garantito il suo impegno per la libertà di ricerca, purché entro regole certe di tutela del patrimonio archeologico e rigorosi sistemi di valutazione della qualità scientifica. Ha, infine, ribadito la sua volontà di favorire una sistematica collaborazione tra MiBACT e MIUR, anche con l’ambizioso progetto dei cd. ‘policlinici dei beni culturali’.

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L’intervento a Tourisma2016 del Presidente Alessandro De Rosa

Firenze 19/02/2016

 

Dal 2011, quando è nata, la Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP) si occupa di analizzare, tutelare e valorizzare l’archeologia professionale, esercitata al di fuori delle pubbliche istituzioni come Università e Soprintendenze e in modo autonomo, non dipendente.

Fin dall’inizio abbiamo sentito la necessità di dare una definizione della nostra professione e di valorizzarne le caratteristiche scientifiche e tecniche.

Per questa sua caratteristica CNAP è da sempre convinta che un coordinamento unitario degli archeologi italiani sia oggi una stringente necessità poiché la categoria vive, da sempre, una spaccatura fra i diversi “comparti”, deleteria e distruttiva. È ormai necessario e inevitabile superare gli steccati, andare aldilà della superficiale suddivisione fra Docenti e ricercatori universitari, Funzionari e Professionisti, da sempre la causa della debolezza “politica” dell’Archeologia.

E scopo dell’organismo unitario che stiamo cercando di costituire è proprio l’unità degli archeologi, come detto e ribadito a più voci soprattutto durante il primo incontro di Giugno scorso.

Avevamo forse bisogno di un input, una spinta a parlarsi e coordinarsi, e si deve dare atto a Giuliano Volpe di essersi fatto carico di questa iniziativa, in cui, come CNAP, crediamo fortemente. Soprattutto perché viviamo in un momento storico di profondo cambiamento in cui Archeologia e archeologi, in Italia, devono trovare finalmente un ruolo definito e riconosciuto. Da qui la necessità di ridefinire in maniera netta un ruolo sociale dell’archeologo, che rispecchi pienamente il suo impegno quotidiano per la ricerca, la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale.

In una visione multidisciplinare, all’interno di un sistema in cui l’archeologo coopera e interagisce attivamente con tutte le figure attive nel campo dei beni culturali, risulta evidente come il primo passo da compiere sia la definizione della sua figura professionale. Questa diventa indispensabile anche per raggiungere gli scopi del coordinamento, per identificare univocamente tutti coloro che ne faranno parte. Un aspetto, quindi, che non va inteso come secondario, per tutelare, valorizzare, dare voce e giustizia a tutti gli archeologi che quotidianamente operano sul nostro Patrimonio che è, ricordiamolo, cosa pubblica e come tale di interesse nazionale. La definizione della professione costituirà quindi il primo passo della sua tutela, garantendo che ad operare sul campo siano solo professionisti riconosciuti ai quali dovrà essere corrisposto il giusto trattamento economico.

Noi come associazione, insieme a CIA e FAP, abbiamo già lavorato all’idea di una definizione chiara della professione seguendo il percorso indicato dalla legge 4/2013 (legge sulle professioni non organizzate in ordine od albo, dunque non riconosciute, fra le quali si colloca anche l’archeologo), in seno alla normativa Uni. Questo iter si è poi interrotto per una ragione precisa, ovvero l’approvazione della legge 110/2014 che ha integrato il codice dei Beni Culturali indicando le professioni (e tra queste l’archeologo) competenti ad operare sul Patrimonio. Tuttavia a tutt’oggi non sono ancora stati stabiliti i requisiti necessari per l’iscrizione agli elenchi nazionali rendendo di fatto la legge inapplicabile e disattendendo le aspettative di tutti coloro che su quella legge contavano per veder riconosciuto il proprio ruolo all’interno delle professioni italiane.

Questa premessa ha lo scopo di mettere in evidenza quale siano il ruolo e il peso che il Coordinamento potrebbe e dovrebbe avere nel portare avanti le istanze degli archeologi con voce univoca e perciò più autorevole e maggiormente ascoltata.

Questo a maggior ragione alla luce della nuova riforma del Ministero, e delle ripercussioni che questa avrà sull’ attività degli archeologi e in particolare sui Professionisti.

Il dibattito che ha seguito la seconda fase della riforma Franceschini è stato infatti più che acceso, a volte aldilà della civile dialettica o in modo tutt’altro che costruttivo. Le veementi discussioni fra addetti ai lavori spesso hanno riguardato tematiche interne al MiBACT, perdendo forse di vista il ruolo dei professionisti che, pur dall’esterno del ministero, lavorano in stretta collaborazione con i colleghi e i funzionari ministeriali, applicando sul campo l’alta formazione ricevuta nelle Università.

Cercherò quindi di soffermarmi brevemente sulla Riforma e sulle sue possibili ricadute sul mondo professionale, che al momento rappresenta circa l’80% degli archeologi del nostro Paese. La nuova riforma prevede trentanove Soprintendenze uniche e si basa sulla visione olistica dei beni culturali, nata a livello scientifico e che vorrebbe meglio rispondere proprio alle esigenze di tutela e valorizzazione, ovvero sulla multidisciplinarietà di un unico organismo di tutela, retto da un solo Soprintendente. Questa visione è, di per sé, condivisibile in quanto parte dall’assunto che vada tutelato il paesaggio, considerato come prodotto complesso dell’attività umana, e tutto ciò che in esso è presente.

Ma, proprio permanendo in questa visione olistica, non si comprende la logica della separazione operata fra tutela e valorizzazione. Separare totalmente i musei, quelli scelti per i venti poli e quelli ormai autonomi, dalle Soprintendenze e dunque dai territori, non risponde sicuramente ad una visione olistica quanto forse invece ad un’idea aziendalistica che interpreta la valorizzazione come strumento di profitto e la tutela come una mera necessità, quasi un peso. Questa concezione è inoltre contraria a qualsiasi definizione internazionale di “museo”, come ad esempio quella dell’International Council of Museums (ICOMOS): “A museum is a non-profit, permanent institution in the service of society and its development, open to the public, which acquires, conserves, researches, communicates and exhibits the tangible and intangible heritage of humanity and its environment for the purposes of education, study and enjoyment.”

I musei italiani, soprattutto quelli archeologici, sono legati indissolubilmente al loro territorio e separarli da ciò che li ha generati va, secondo noi, contro ogni logica gestionale basata sulle buone pratiche e volta allo sviluppo dei territori stessi. La valorizzazione del territorio, del paesaggio, e dei i suoi beni culturali, compresi quelli archeologici, è indissolubilmente legata alla sua tutela e alla sua profonda comprensione, cui tutti noi, come archeologi, partecipiamo.

Temiamo piuttosto che la riforma, nasca dalla necessità di rispondere a quanto richiesto dalla Legge sulla pubblica amministrazione (per altro ritenuta incostituzionale da alcuni costituzionalisti, ndr), che presenta almeno tre aspetti che potrebbero minare l’attività di tutela: la pratica estesa del silenzio-assenso, la subordinazione delle Soprintendenze alle prefetture e la “riforma” del funzionamento delle conferenze di servizi.

Siamo convinti che una buona riforma abbia bisogno del confronto e della partecipazione dialettica di tutti i diversi settori dell’archeologia: mondo accademico, funzionari, professionisti. E che sia chiaro e centrale a tutti, anche al di fuori del nostro ambito scientifico, il ruolo sociale che tutti noi ricopriamo.

Inoltre è chiaro che l’attuazione di una riforma del genere, rivista in una dialettica costruttiva col mondo dei beni culturali, sia da sostenere con un’immissione corposa di personale: le carenze in tal senso del Ministero sono note da anni, e non basterà a colmarle un concorso per cinquecento nuovi funzionari, che non sarà sufficiente neppure a coprire i pensionamenti degli ultimi dieci anni.

Proprio nella prospettiva di questo cambiamento, che se ben governato potrà essere una novità positiva, un organismo unitario degli archeologi potrà e dovrà assumere quella funzione di rappresentanza unitaria che possa dare il giusto ruolo, riconosciuto, agli archeologi che operano in tutti gli ambiti della società civile, in sinergia con le altre professioni della tutela dei beni culturali. Dobbiamo riconoscerci e farci riconoscere all’esterno come una categoria unita e solidale, consapevole della propria professionalità e del proprio valore, ma anche dei doveri che abbiamo verso l’intera cittadinanza per assumere quel ruolo sociale che l’archeologia merita nel processo di cambiamento in atto.

Già il mercato del lavoro in archeologia è in grave affanno: privo di regole chiare e di tariffari certi di riferimento, in balìa della pratica del massimo ribasso a danno della dignità dei professionisti e della qualità scientifica che ogni archeologo deve garantire. C’è il rischio che molte prassi, spesso viste dalle committenze come superflue, vengano bypassate.

Anche non dovendo più paventare lo stralcio degli articoli 95 e 96 del Codice degli Appalti Pubblici (DL 163/2006) relativi all’Archeologia preventiva sollecitiamo dunque una presa di posizione del nascente coordinamento a favore di un utilizzo pieno e consapevole di questa disciplina, che possa andare a vantaggio della comunità civile nel suo complesso, evitando l’innalzamento esponenziale del costo dei cantieri pubblici. Senza dimenticare che col nuovo Codice degli Appalti Pubblici si avrà un nuovo Regolamento (DPR 207/2010) in cui non dovranno essere toccati gli articoli 245 e 248, ovvero Progettazione di Scavo archeologico e Direzione Tecnica di cantiere relativamente alla certificazione OS25.

Sulla buona programmazione di questa all’interno dei piani strutturali, ad esempio, potrà vigilare un’intera generazione di professionisti, con una altissima formazione, preparata proprio per affrontare la complessa tematica dell’equilibrio tra tutela e sviluppo economico e tra conservazione e valorizzazione e che vive della sua della professione.

Ecco che ancora una volta diventa davvero fondamentale che la definizione della figura professionale dell’archeologo e gli elenchi dei professionisti che ad essa possono essere ricondotti, siano finalmente ed urgentemente redatti a cura della Direzione Generale Educazione e Ricerca del MiBACT. Auspichiamo inoltre che a questo fine possa essere utilizzata la definizione raggiunta di concerto tra le tre associazioni precedentemente citate e depositata presso l’organismo UNI.

Dunque il Coordinamento avrà un’importanza fondamentale, un ruolo di rappresentanza straordinario e insostituibile se, e solo se, tutti parteciperanno superando divisioni storiche ormai obsolete e vedendo nella presenza e nella collaborazione degli altri una risorsa piuttosto che una minaccia. Un’unica rappresentanza assumerà infatti quel ruolo di rappresentanza politica, nel senso più alto del termine, che la professione merita, perché una professione tutelata potrà essere garanzia della buona tutela e di una reale valorizzazione del patrimonio culturale che appartiene a tutti i cittadini dell’Italia e del mondo.

La tutela del patrimonio archeologico passa infatti dalla tutela e dal riconoscimento del ruolo degli archeologi. Ora più che mai non possiamo permetterci un fallimento, non possiamo per la nostra Storia, per il nostro Patrimonio e per gli archeologi tutti*.

 

Alessandro De Rosa

Presidente Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti

*Ringrazio le colleghe, e membri del direttivo, Susanna Riva e Laura Torsellini per aver collaborato alla stesura dell’intervento.

Aderisci a CNAP: campagna 2015!

La Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP) nasce dall’impegno di giovani archeologi di tutta Italia con lo scopo di cambiare la condizione professionale degli Archeologi. L’idea comune e filo conduttore è stata quella di unire le forze per portare avanti battaglie per le legittime richieste di riconoscimento professionale della Categoria. L’idea CNAP, frutto di dialettica scevra da condizionamenti esterni, ha portato alla realizzazione di un progetto le cui basi sono chiare nello Statuto, nell’assunzione di un Codice Deontologico Professionale e che mettono l’Archeologo, sin dal suo ingresso all’Università, al centro della propria attenzione.

In 4 anni abbiamo portato avanti diverse battaglie per la tutela professionale, fra cui il percorso di definizione della Professione attraverso la normativa UNI, in corso di realizzazione. Ma la battaglie per la nostra dignità come Archeologi hanno bisogno del sostegno fattivo di tutti i colleghi, solo insieme si possono ottenere risultati a vantaggio della Categoria, del nostro lavoro, del nostro patrimonio.

L’adesione a CNAP, oltre alla partecipazione attiva alla battaglia per la tutela professionale, permette la possibilità di accedere alla consulenza fiscale e legale offerta dai nostri consulenti.

Locandina_Campagna_Iscrizione_CNAP_2015

Per aderire: https://archeologiprofessionisti.wordpress.com/2012/01/22/diventa-socio-cnap/

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Il riconoscimento della categoria professionale – Intervento agli “Stati Generali dell’Archeologia, 2014”

Nel 2014, XXI secolo, siamo ancora a dover lottare per il riconoscimento della categoria professionale, un paradosso agli occhi di chi non conosce il mondo dell’archeologia. Diventato ancor più insostenibile con l’avvento, negli ultimi decenni, prima dell’archeologia d’emergenza e poi della preventiva.

Per quanto paradossale tuttavia è questa la realtà dei fatti. Poiché siamo convinti che l’archeologo professionista sia l’avanguardia della tutela e, dunque della ricerca, abbiamo deciso di affiancare l’azione concreta alle parole, perseguendo la strada della normativa UNI, che ci permette di “agire dal basso” e autodefinirci.

Facciamo questo rallegrandoci del fatto che finalmente è in fase di approvazione la modifica del codice dei beni culturali che contempla le diverse figure professionali che operano sui beni culturali, il Pdl362, nota come proposta Madia-Ghizzoni-Orfini, presentata nella sua prima formulazione nel 2008! Ma esso è solo l’inizio, un incipit, per una professione “border line” per il mondo del lavoro, cui seguirà un elenco, non obbligatorio, stabilito presumibilmente su requisiti di titoli di studio.

A questo noi vogliamo aggiungere dei riferimenti chiari  per la realtà in cui ci muoviamo, il mondo del lavoro, che i soli requisiti di titolo non danno. Un fattore imprescindibile è l’esperienza, sotto tutti gli aspetti. Per queste motivazioni la CNAP, insieme alla CIA e alla FAP, hanno perseguito da più di 2 anni il percorso della normazione UNI, secondo le indicazione della legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate da ordine od albo. Questo percorso, a nostro avviso, risulta indispensabile perchè una norma, pur non essendo obbligatoria (come d’altra parte un’eventuale certificazione), si struttura sulla definizione della professione e sugli ambiti di intervento, ovvero nel nostro caso chi è archeologo e cosa può fare.

Definizione e ambiti verranno inoltre meglio specificati attraverso livelli definiti in base all’European Qualification Framework (EQF), strutturati in base ai titoli, le competenze e le abilità. Secondo questa struttura la nostra professione dovrebbe rientrare nei 3 livelli superiori dell’EQF, VI, VII e VIII. Naturalmente all’interno di questa struttura assume un notevole peso l’esperienza, che viene definita tramite competenze e abilità. Dunque risulta chiaro che questa formula porterebbe finalmente a definire non solo chi è l’archeologo, ma anche e soprattutto cosa può fare in base a chiari requisiti.

Tutto questo darebbe una svolta alla nostra professione: finalmente potremo muoverci in ambiti definiti e chiari, finalmente si potrà mettere ordine al caos in cui operiamo al di fuori di Ministero e Università, oltre, cosa non da poco, a dare riferimenti precisi alle committenze, agli altri professionisti che spesso lavorano al nostro fianco. Inoltre anche Ministero ed Università avrebbero un chiaro interlocutore in chi opera nell’archeologia d’emergenza, nell’archeologia preventiva: l’archeologia pubblica. La tutela professionale dunque risulta indispensabile in primis per ragioni di etica e dignità, ma anche perché da essa dipende la tutela del nostro patrimonio, della nostra storia.

La deregolamentazione ha agevolato uno stato di cose oramai inaccettabile, sia per i professionisti, che operano in condizioni precarie e contratti al limite della dignità umana, sia per tutto il mondo dell’archeologia. Speriamo dunque che i nostri interlocutori, Ministero e Università, che sono oggi qui rappresentati, siano disponibili per quanto di loro competenza, a collaborare per raggiungere la tutela professionale tramite il riconoscimento e la definizione professionale.

Milena Saponara, Vicepresidente CNAP

Alessandro De Rosa, Presidente CNAP

Sant’Agata de’Goti, 30 Aprile 2014

Un nuovo inizio per gli archeologi

comunicato congiunto 19 dicembre

Gli Archeologi si riconoscono – Paestum, 17 Novembre 2012

CIA CNAP E FAP presentano la proposta delle associazioni professionali per la definizione della normativa tecnica UNI per gli archeologi.

Il 15 novembre scorso è stato licenziato dal Senato della Repubblica il ddl 3270 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi” che regolamenterà per la prima volta nella storia del nostro Paese i milioni di professionisti non organizzati in forme ordinistiche o collegiali, riconoscendo il ruolo fondamentale delle associazioni di categoria e la necessità di formulare la “normativa tecnica UNI” così come stabilito dall’art. 6 comma 2 del ddl 3270 (98/34/CE, linee guida CEN 14 del 2010).

Tale normativa prevede la definizione delle caratteristiche professionali della figura dell’archeologo e l’individuazione di livelli di competenza e responsabilità differenti in riferimento ai titoli e all’esperienza maturata sul campo.
La Confederazione Italiana Archeologi (CIA), la Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP) e la Federazione Archeologi Professionisti (FAP), da circa un anno, collaborano alla definizione della figura professionale dell’archeologo e alla individuazione dei correlati livelli EQF, nei quali valorizzare al contempo i titoli acquisiti ed esperienza curriculare.

Un’anticipazione di questo proficuo confronto tra le associazioni sarà presentata quest’oggi alla stampa e alla comunità dei professionisti del settore, nei saloni della XV BMTA di Paestum, in un momento fondamentale per la nostra professione, sino a oggi non riconosciuta né tutelata dal punto di vista legislativo.

Confederazione Italiana Archeologi
Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti
Federazione Archeologi Professionisti

I Presidenti di CNAP, FAP e CIA dopo la conferenza stampa

La CNAP alla 15° Borsa Mediterranea del Turismo Archeologica

Sabato 17 la CNAP, rappresentata dal proprio Presidente Alessandro De Rosa, interverrà alla conferenza stampa congiunta con CIA e FAP per presentare i risultati dei lavori che le tre Associazioni, in concertazione, stanno portando avanti per la presentazione di una Norma UNI di definizione della figura professionale dell’Archeologo, corredata da livelli professionali secondo lo schema EQF, come indicato dal Disegno di Legge 3270 “Professioni non regolamentate da ordine o albo” in discussione al Senato.

Comunicato stampa presentazione concertazione associazioni archeologi per Norma UNI

RESOCONTO SU IV INCONTRO FRA ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DI ARCHEOLOGI

Sabato 23 giugno 2012 si è tenuto a Roma il 4° incontro tra le associazioni professionali degli
archeologi che operano in Italia.
Erano presenti ANA, CIA, CNAP e FAP con alcuni dei loro rappresentanti nazionali e locali: per ANA il vicepresidente Dott. Salvo Barrano, per CNAP, e FAP i rispettivi Presidenti Dott. Alessandro De Rosa e la Dott.ssa Monica Viscione, per CIA il dott. T. Magliaro, membro del Consiglio Direttivo Nazionale.
La riunione è cominciata con un resoconto del lavoro svolto nei precedenti tre incontri, svoltisi fra Febbario e Maggio, per i rappresentanti di ANA che non avevano partecipato al terzo appuntamento.
Si è quindi riferito di come in precedenza si fosse discusso della necessità di giungere ad una
comune definizione della nostra professione e dei suoi vari ambiti di riferimento al fine di poterla
applicare alla normativa UNI, corredata da una strutturazione in livelli secondo il modello europeo
EQF, come indicato dal Disegno di Legge 3270 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi”, in discussione al Senato.
Il confronto tra le tre Associazioni di categoria CNAP, CIA e FAP aveva quindi già prodotto una definizione di massima sulla quale si stavano elaborando le strutturazioni dei livelli EQF, anche in vista dell’assunzione della struttura dei livelli in base alle indicazione definite dal Processo di Bologna, che si occupa della definizione della struttura EQF in Italia.
Si è quindi ripresa la discussione ed il confronto sulle medesime tematiche insieme ai rappresentanti di ANA.
L’interesse si è concentrato sulla redazione delle tabelle EQF, tenendo conto anche dei riferimenti
emersi dalla discussione degli Stati Generali dell’archeologia e dagli incontri recentemente organizzati dalla Direzione Generale ai quali hanno presenziato ANA e CIA.
Nel corso dell’incontro, la definizione della nostra professione è stata unanimemente ritenuta un passaggio necessario per la crescita lavorativa della categoria, anche alla luce della riforma delle “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi” in discussione attualmente alla X commissione del Senato della Repubblica.
Tale riforma prevede all’interno del testo già licenziato dalla Camera dei Deputati l’esplicito
riferimento alla redazione della Normativa UNI che per essere effettuata necessita, obbligatoriamente, di una definizione generica della professione.
Le associazioni si sono trovate sostanzialmente d’accordo con l’obbligo di provvedere a questa definizione nei tempi più stretti possibili.
I rappresentanti di ANA hanno espresso la necessità di riferire al loro comitato di Direzione lo stato di avanzamento dei lavori e si sono accordati con i convenuti per una pausa di circa 10 giorni, termine entro il quale decideranno se continuare o meno la concertazione con le altre tre associazioni sulle questioni pertinenti alla norma UNI.
L’incontro si è quindi concluso con la previsione di un nuovo appuntamento che si svolgerà dopo le consultazioni interne alle rispettive associazioni per redigere le proposte di definizione professionale ed allo scopo di giungere a una comune e condivisa definizione dell’archeologo e delle sue competenze.

COMUNICATO IV INCONTRO FRA ASSOCIAZIONI

Sabato 23 giugno 2012 si è tenuto a Roma il 4° incontro tra le associazioni professionali degli archeologi che operano in Italia.

Erano presenti ANA, CIA, CNAP e FAP con alcuni dei loro rappresentanti nazionali e locali.

E’ stato effettuato un resoconto del lavoro svolto nei precedenti tre incontri.

Il confronto si è incentrato fondamentalmente, per il lavoro degli archeologi, sulla necessità di giungere a una comune definizione della nostra professione e dei suoi vari ambiti di riferimento, in merito alla sua applicazione all’interno della normativa UNI corredata da una strutturazione in livelli secondo il modello europeo EQF, come indicato dal Disegno di Legge 3270 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi”, in discussione attualmente presso la X Commissione del Senato.

Tale riforma prevede all’interno del testo, già licenziato dalla Camera dei Deputati, l’esplicito riferimento alla redazione della Normativa UNI che per essere effettuata necessita obbligatoriamente di una definizione generica della professione.

I rappresentanti delle associazioni si sono trovati sostanzialmente d’accordo con l’obbligo di provvedere a questa definizione nei tempi più stretti possibili.

Il Vicepresidente ANA ho richiesto 10 giorni di tempo per aggiornare i membri del Direttivo dell’associazione e per verificare la volontà nel proseguimento del percorso unitario per quel che riguarda la Normativa UNI.

L’incontro si è concluso con la previsione di un nuovo appuntamento che si svolgerà dopo le consultazioni interne alle rispettive associazioni, effettuate per redigere le singole proposte che verranno discusse con lo scopo di giungere a una comune e condivisa definizione dell’archeologo e delle sue competenze.