Racconta la tua storia

Questa sezione è dedicata ai racconti di chi vuol condividere la propria esperienza per conoscere le numerose e diverse situazioni in cui si può venire a trovare chi fa il nostro lavoro. L’idea è quella di avere una più vasta gamma possibile di aspetti che caratterizzano la professione archeologo per calibrare al meglio la proposta di CNAP

  1. Segnalo un articolo che ho scritto diverso tempo fa fa, che illustra la situazione degli archeologi che operano come collaboratori esterni in Sicilia. A distanza di quasi 5 anni, nulla è cambiato…
    http://blog.archeologia.com/95/elenco-professionisti-sicilia-archeologi/

  2. Articolo che racconta l’esperienza di un’Archeologa-mamma:
    http://blog.archeologia.com/539/fra-la-trowel-e-il-biberon-storia-di-unarcheomamma/
    Mi piacerebbe leggere le esperienze di altre colleghe.

  3. Che c’è da raccontare ho lavorato per una cooperativa per quasi due anni poi…..al mio posto è stata assunta una persona senza neanche una laurea e io laureato, master e dottorando niente a casa. Mi hanno pagato sempre regolare per carità…ma adesso non c’è lavoro per me.

  4. Gabriele Impiombato

    Ciao. La mia non è una storia particolarmente tragica. Dopo la laurea faccio una breve esperienza a progetto nel 2009 in un cantiere penale. Provo a cambiare campo di lavoro, ma l’anno scorso mi torna l’astinenza da piccone. 4 mesi di scavo e assistenza in cantieri nel bergamasco (con contratto a tempo determinato) e da ottobre fino all’arrivo della glaciazione collaboratore occasionale a tempo pieno in assistenza archeologica nelle province di Ferrara, Bologna e Modena. La cooperativa per cui lavoro è abbastanza onesta almeno dal putno di vista dei rapporti umani: non mi hanno mai mentito sulle caratteristcihe del mio ingaggio e sulle opportunità con loro. E fino ad ora mi hanno trattato alla pari dal punto relazionale e professionale. Resto comunque un collaboratore occasionale a tempo pieno. Un paio di settimane fa ho avuto una discussione con loro, poi risolta, ma mi ha fatto sorridere il fatto che si definisserio i “miei datori di lavoro”. A marzo mi sposto in Romagna sperando nella primavera. Pace

  5. Più che lasciare un commento vorrei un che mi deste un consiglio!
    La mia carriera universitaria è iniziata quando avevo quasi 25 anni. Ora che di anni ne ho 32 mi ritrovo con una laurea in Archeologia conseguita con il massimo dei voti ma senza un lavoro.
    Ho superato l’esame per una scuola di specializzazione in Archeologia ma adesso che devo “concretizzare” l’iscrizione ho mille dubbi. Non so più se continuare questo mio percorso oppure abbandonarlo. A 32 anni e senza un lavoro forse sarebbe meglio accontentarsi di lavorare in un qualsiasi call center per essere economicamente indipendente piuttosto che continuare a studiare e specializzarsi in un paese dove i titoli e la preparazione non valgono nulla. Non cerco una risposta su quello che devo fare. Vorrei solo conoscere il parere di chi ha già terminato questo percorso per sapere dove potrebbe condurmi in modo da capire se, alla mia età, potrebbe essere utile proseguire o meno. Oltretutto volevo capire se questo titolo da punteggi nei concorsi pubblici e se si, quale.
    Ho iniziato per inseguire un sogno, ma di sogni non si mangia.

    Grazie

    • Ciao Serena, innanzitutto mi scuso per la tardiva risposta. Capisco la tua perplessità, credo ci siamo passati un po’ tutti noi. Personalmente credo che tu debba continuare a studiare facendo la Specializzazione innanzitutto per le opportunità in più che questa potrebbe aprirti e, in particolare, mi riferisco al fatto che rientreresti nella 109/05 nota come Legge dell’Archeologia Preventiva e al fatto che oramai il codice dei contratti ha imposto categoricamente a tutte le società di avere come Direttore Tecnico di Cantiere un Archeologo coi requisiti proprio della suddetta legge. Inoltre ti spingo a non mollare e a provare a fare la specializzazione provando a cercare lavoro, naturalmente nel nostro ambito e senza svilirti. E’ un’ottima palestra perchè comunque il nostro lavoro presuppone che si debba sempre e comunque studiare, facciamo ricerca sempre e comunque a dispetto di chi penso che siamo scavatori incalliti o chissà cosa. Trovar lavoro non è assolutamente semplice, chi ti scrive ha dovuto emigrare per poter lavorare e non una sola volta! è una battaglia continua per la “sopravvivenza” ma soprattutto (io almeno la vivo così) lottare per realizzarsi in quanto uomo e professionista. Come CNAP stiamo portando avanti la battaglia della definizione per il ricoscimento legale e professionale per la tutela di tutti gli archeologi che hanno studiato attarverso il Disegno di Legge 3270 che impone che le professioni non regolamentate, che sono numerosissime e ci sono numerosi ambiti professionali, si definiscano attraverso una Norma UNI, che dal 2010 definisce non solo la qualità dei prodotti ma anche i servizi (http://www.altalex.com/index.php?idnot=18000). Noi di CNAP, con CIA e FAP, stiamo portando avanti oramai da Febbrario questa battaglia in concertazione per realizzare una definizione che riconosca innanzitutto la professione, ma anche il ruolo che essa ha. Ovviamente appena la legge sarà approvata procederemo alla richiesta di realizzazione della Norma UNI di definizione. In bocca al lupo per tutto e non mollare mai i proprio sogni, sono il sale della vita

  6. così non può continuare…stiamo AMMUFFENDO. Ma dico io…leggo tra le righe una disperazione senza senso. Visto e considerato che ormai questa professione ESISTE, perché hanno permesso a decine di migliaia di povere fessi di laurearsi, specializzarzi e dottorarsi e masterizzarsi (scusate l’ironia) in materie archeologiche, in qualche maniera devono regolamentare il nostro lavoro. Serve urgentemente una normativa, serve una proposta seria di creazione di un Ordine, fatta però attraverso i deputati dell’Unione Europea. Serve una rappresentanza degna di queste problematiche. Non si può continuare a piangere senza reagire razionalmente! Inoltre attraverso un ordine, forse, in qualche modo, oltre ad una salvaguardia maggiore per i beni culturali, ad una qualità più garantita della tutela e della salvaguardia, avremo anche una rappresentatività sufficiente per fare in modo che una maternità possa essere gestita dignitosamente, una cassa pensione possa erogare all’occorrenza uno straccio di pensione (di ogni sorta), una commissione deontologica possa regolare l’etica ed il comportamento nsotro e dei colleghi… INSOMMA SENZA UNO SCHIFO DI ORDINE MA DOVE ANDIAMO? COSA CREDIAMO MAI DI POTER FARE? QUALE FUTURO AVREMO NOI ED I NOSTRI FIGLI? Chiudo ricordandovi che i mesi che precedettero la riforma delle professioni, seguita alla normativa europea, furono mesi dai lunghi coltelli: le federazioni dei maggiori ordini sanitari tentarono di ribellarsi all’istituzione di altri albi e ordini, non solo sanitari (cosa per altro poi successa) ma anche di altre professioni e questo dovrebbe farci riflettere sul ruolo anche rappresentativo e di prestigio ( nonostante non dovrebbe essere così) rivestito da simili istituzioni.

    • Innanzitutto mi scuso se rispondo solo oggi. Purtroppo la strada dell’Ordine e/o Albo è stata in passato boicottata: infatti in parlamento esistono almeno 3 proposte in questo senso tutte arenate nelle varie commissioni, ovviamente fatte da politic. Oggi è improponibile tale soluzione per diverse ragioni, prima fra tutte la CE ha imposto ai paesi membri, anche se in Italia ci sono le “solite” resistenze, l’eliminazione degli Albi. Inoltre ha imposto la regolamentazione delle professioni non organizzate in Ordini o Collegi (così hanno intitolato il DDL3270, che sta facendo il suo iter parlamentare). Proprio questo Disegno di Legge impone che le professioni non regolamentate, che sono numerosissime e ci sono numerosi ambiti professionali, di definiscano attraverso una Norma UNI, che dal 2010 definisce non solo la qualità dei prodotti ma anche i servizi (http://www.altalex.com/index.php?idnot=18000). Noi di CNAP, con CIA e FAP, stiamo portando avanti oramai da Febbrario questa battaglia in concertazione per realizzare una definizione che riconosca innanzitutto la professione, ma anche il ruolo che essa ha. Ovviamente appena la legge sarà approvata procederemo alla richiesta di realizzazione della Norma UNI di definizione. A suo tempo andava realizzato l’albo (L’Ordine è l’istituzione di autogoverno di una professione riconosciuta dalla legge, ndr), ma prima di tutto dobbiamo farci riconoscere dalla legge. In questo momento la legge (la 109/05 nota come Legge dell’Archeologia Preventiva) riconosce solo coloro i quali hanno determinati requisiti. La nostra battaglia è farsi che tutti coloro che hanno studiato, ovvero hanno una laurea magistrale ma anche una triennale, vengano riconosciuti come professionisti con determinate competenze e ambiti di intervento. Infatti alla definizione allegheremo i livelli EQF (European Qualifacation Framework), gli 8 livelli professionali riconsciuti da tutti i membri della CE attraverso il cd Processo di Lisbona.

  7. Lucia De Gregorio

    La mia è una storia semplice e forse, fino ad oggi, anche un po’ fortunata. La mia carriera da archeologa è iniziata sin dal primo anno di studi. Come tutti ho partecipato alle campagne di scavo promosse dall’Università e, quasi subito, ho avuto la fortuna di conoscere la società archeologica che mi ha formata, mi ha fatto fare tanta esperienza in giro per l’Italia e poi mi ha assunta. ho lavorato con questa società per anni, con contratti a progetto e poi con un contratto da dipendente a tempo indeterminato. Mi hanno sempre pagata regolarmente e ho avuto la possibilità di lavorare nel campo dell’archeologia a 360°, dal cantiere allo studio del materiale, alla valorizzazione dei siti. Contemporaneamente ho conseguito il diploma di specializzazione. Dopo 4 anni di contratto sicuro, a causa della crisi, la società mi ha licenziata…che dire? Da dove ricominciare?

  8. Bene. Iniziato ufficialmente un confronto giuridico tra il mio legale rappresentante ed il Ministero per il recupero della LAMINA pre-neolitica. Il bene è stato consegnato ad un funzionario della Soprintendenza di Reggio Calabria quasi 9 anni fa (da allora, nonostante le continue richieste di informazioni trasmesse in tutti i modi, non si sono degnati nemmeno di rispondere, contravvenendo alla specifica normativa che obbliga gli uffici pubblici a rispondere all’utenza). Il bene ha un valore inestimabile sotto molti punti di vista. ANNUNCIO URGENTE: CERCO ARCHEOLOGI, STORICI E STUDIOSI PER STILARE UNA RELAZIONE SULLA LAMINA. MI SERVE L’AIUTO DI TUTTI. LA LAMINA DEVE ESSERE RECUPERATA E MESSA A DISPOSIZIONE DI TUTTI COLORO I QUALI VOGLIANO STUDIARLA. Grazie fin da subito per la collaborazione. Contattatemi in privato.

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