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Il riconoscimento della categoria professionale – Intervento agli “Stati Generali dell’Archeologia, 2014”

Nel 2014, XXI secolo, siamo ancora a dover lottare per il riconoscimento della categoria professionale, un paradosso agli occhi di chi non conosce il mondo dell’archeologia. Diventato ancor più insostenibile con l’avvento, negli ultimi decenni, prima dell’archeologia d’emergenza e poi della preventiva.

Per quanto paradossale tuttavia è questa la realtà dei fatti. Poiché siamo convinti che l’archeologo professionista sia l’avanguardia della tutela e, dunque della ricerca, abbiamo deciso di affiancare l’azione concreta alle parole, perseguendo la strada della normativa UNI, che ci permette di “agire dal basso” e autodefinirci.

Facciamo questo rallegrandoci del fatto che finalmente è in fase di approvazione la modifica del codice dei beni culturali che contempla le diverse figure professionali che operano sui beni culturali, il Pdl362, nota come proposta Madia-Ghizzoni-Orfini, presentata nella sua prima formulazione nel 2008! Ma esso è solo l’inizio, un incipit, per una professione “border line” per il mondo del lavoro, cui seguirà un elenco, non obbligatorio, stabilito presumibilmente su requisiti di titoli di studio.

A questo noi vogliamo aggiungere dei riferimenti chiari  per la realtà in cui ci muoviamo, il mondo del lavoro, che i soli requisiti di titolo non danno. Un fattore imprescindibile è l’esperienza, sotto tutti gli aspetti. Per queste motivazioni la CNAP, insieme alla CIA e alla FAP, hanno perseguito da più di 2 anni il percorso della normazione UNI, secondo le indicazione della legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate da ordine od albo. Questo percorso, a nostro avviso, risulta indispensabile perchè una norma, pur non essendo obbligatoria (come d’altra parte un’eventuale certificazione), si struttura sulla definizione della professione e sugli ambiti di intervento, ovvero nel nostro caso chi è archeologo e cosa può fare.

Definizione e ambiti verranno inoltre meglio specificati attraverso livelli definiti in base all’European Qualification Framework (EQF), strutturati in base ai titoli, le competenze e le abilità. Secondo questa struttura la nostra professione dovrebbe rientrare nei 3 livelli superiori dell’EQF, VI, VII e VIII. Naturalmente all’interno di questa struttura assume un notevole peso l’esperienza, che viene definita tramite competenze e abilità. Dunque risulta chiaro che questa formula porterebbe finalmente a definire non solo chi è l’archeologo, ma anche e soprattutto cosa può fare in base a chiari requisiti.

Tutto questo darebbe una svolta alla nostra professione: finalmente potremo muoverci in ambiti definiti e chiari, finalmente si potrà mettere ordine al caos in cui operiamo al di fuori di Ministero e Università, oltre, cosa non da poco, a dare riferimenti precisi alle committenze, agli altri professionisti che spesso lavorano al nostro fianco. Inoltre anche Ministero ed Università avrebbero un chiaro interlocutore in chi opera nell’archeologia d’emergenza, nell’archeologia preventiva: l’archeologia pubblica. La tutela professionale dunque risulta indispensabile in primis per ragioni di etica e dignità, ma anche perché da essa dipende la tutela del nostro patrimonio, della nostra storia.

La deregolamentazione ha agevolato uno stato di cose oramai inaccettabile, sia per i professionisti, che operano in condizioni precarie e contratti al limite della dignità umana, sia per tutto il mondo dell’archeologia. Speriamo dunque che i nostri interlocutori, Ministero e Università, che sono oggi qui rappresentati, siano disponibili per quanto di loro competenza, a collaborare per raggiungere la tutela professionale tramite il riconoscimento e la definizione professionale.

Milena Saponara, Vicepresidente CNAP

Alessandro De Rosa, Presidente CNAP

Sant’Agata de’Goti, 30 Aprile 2014

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Un nuovo inizio per gli archeologi

comunicato congiunto 19 dicembre

Gli Archeologi si riconoscono – Paestum, 17 Novembre 2012

CIA CNAP E FAP presentano la proposta delle associazioni professionali per la definizione della normativa tecnica UNI per gli archeologi.

Il 15 novembre scorso è stato licenziato dal Senato della Repubblica il ddl 3270 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi” che regolamenterà per la prima volta nella storia del nostro Paese i milioni di professionisti non organizzati in forme ordinistiche o collegiali, riconoscendo il ruolo fondamentale delle associazioni di categoria e la necessità di formulare la “normativa tecnica UNI” così come stabilito dall’art. 6 comma 2 del ddl 3270 (98/34/CE, linee guida CEN 14 del 2010).

Tale normativa prevede la definizione delle caratteristiche professionali della figura dell’archeologo e l’individuazione di livelli di competenza e responsabilità differenti in riferimento ai titoli e all’esperienza maturata sul campo.
La Confederazione Italiana Archeologi (CIA), la Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti (CNAP) e la Federazione Archeologi Professionisti (FAP), da circa un anno, collaborano alla definizione della figura professionale dell’archeologo e alla individuazione dei correlati livelli EQF, nei quali valorizzare al contempo i titoli acquisiti ed esperienza curriculare.

Un’anticipazione di questo proficuo confronto tra le associazioni sarà presentata quest’oggi alla stampa e alla comunità dei professionisti del settore, nei saloni della XV BMTA di Paestum, in un momento fondamentale per la nostra professione, sino a oggi non riconosciuta né tutelata dal punto di vista legislativo.

Confederazione Italiana Archeologi
Confederazione Nazionale Archeologi Professionisti
Federazione Archeologi Professionisti

I Presidenti di CNAP, FAP e CIA dopo la conferenza stampa

La CNAP alla 15° Borsa Mediterranea del Turismo Archeologica

Sabato 17 la CNAP, rappresentata dal proprio Presidente Alessandro De Rosa, interverrà alla conferenza stampa congiunta con CIA e FAP per presentare i risultati dei lavori che le tre Associazioni, in concertazione, stanno portando avanti per la presentazione di una Norma UNI di definizione della figura professionale dell’Archeologo, corredata da livelli professionali secondo lo schema EQF, come indicato dal Disegno di Legge 3270 “Professioni non regolamentate da ordine o albo” in discussione al Senato.

Comunicato stampa presentazione concertazione associazioni archeologi per Norma UNI

RESOCONTO SU IV INCONTRO FRA ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DI ARCHEOLOGI

Sabato 23 giugno 2012 si è tenuto a Roma il 4° incontro tra le associazioni professionali degli
archeologi che operano in Italia.
Erano presenti ANA, CIA, CNAP e FAP con alcuni dei loro rappresentanti nazionali e locali: per ANA il vicepresidente Dott. Salvo Barrano, per CNAP, e FAP i rispettivi Presidenti Dott. Alessandro De Rosa e la Dott.ssa Monica Viscione, per CIA il dott. T. Magliaro, membro del Consiglio Direttivo Nazionale.
La riunione è cominciata con un resoconto del lavoro svolto nei precedenti tre incontri, svoltisi fra Febbario e Maggio, per i rappresentanti di ANA che non avevano partecipato al terzo appuntamento.
Si è quindi riferito di come in precedenza si fosse discusso della necessità di giungere ad una
comune definizione della nostra professione e dei suoi vari ambiti di riferimento al fine di poterla
applicare alla normativa UNI, corredata da una strutturazione in livelli secondo il modello europeo
EQF, come indicato dal Disegno di Legge 3270 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi”, in discussione al Senato.
Il confronto tra le tre Associazioni di categoria CNAP, CIA e FAP aveva quindi già prodotto una definizione di massima sulla quale si stavano elaborando le strutturazioni dei livelli EQF, anche in vista dell’assunzione della struttura dei livelli in base alle indicazione definite dal Processo di Bologna, che si occupa della definizione della struttura EQF in Italia.
Si è quindi ripresa la discussione ed il confronto sulle medesime tematiche insieme ai rappresentanti di ANA.
L’interesse si è concentrato sulla redazione delle tabelle EQF, tenendo conto anche dei riferimenti
emersi dalla discussione degli Stati Generali dell’archeologia e dagli incontri recentemente organizzati dalla Direzione Generale ai quali hanno presenziato ANA e CIA.
Nel corso dell’incontro, la definizione della nostra professione è stata unanimemente ritenuta un passaggio necessario per la crescita lavorativa della categoria, anche alla luce della riforma delle “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi” in discussione attualmente alla X commissione del Senato della Repubblica.
Tale riforma prevede all’interno del testo già licenziato dalla Camera dei Deputati l’esplicito
riferimento alla redazione della Normativa UNI che per essere effettuata necessita, obbligatoriamente, di una definizione generica della professione.
Le associazioni si sono trovate sostanzialmente d’accordo con l’obbligo di provvedere a questa definizione nei tempi più stretti possibili.
I rappresentanti di ANA hanno espresso la necessità di riferire al loro comitato di Direzione lo stato di avanzamento dei lavori e si sono accordati con i convenuti per una pausa di circa 10 giorni, termine entro il quale decideranno se continuare o meno la concertazione con le altre tre associazioni sulle questioni pertinenti alla norma UNI.
L’incontro si è quindi concluso con la previsione di un nuovo appuntamento che si svolgerà dopo le consultazioni interne alle rispettive associazioni per redigere le proposte di definizione professionale ed allo scopo di giungere a una comune e condivisa definizione dell’archeologo e delle sue competenze.

COMUNICATO IV INCONTRO FRA ASSOCIAZIONI

Sabato 23 giugno 2012 si è tenuto a Roma il 4° incontro tra le associazioni professionali degli archeologi che operano in Italia.

Erano presenti ANA, CIA, CNAP e FAP con alcuni dei loro rappresentanti nazionali e locali.

E’ stato effettuato un resoconto del lavoro svolto nei precedenti tre incontri.

Il confronto si è incentrato fondamentalmente, per il lavoro degli archeologi, sulla necessità di giungere a una comune definizione della nostra professione e dei suoi vari ambiti di riferimento, in merito alla sua applicazione all’interno della normativa UNI corredata da una strutturazione in livelli secondo il modello europeo EQF, come indicato dal Disegno di Legge 3270 “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini o collegi”, in discussione attualmente presso la X Commissione del Senato.

Tale riforma prevede all’interno del testo, già licenziato dalla Camera dei Deputati, l’esplicito riferimento alla redazione della Normativa UNI che per essere effettuata necessita obbligatoriamente di una definizione generica della professione.

I rappresentanti delle associazioni si sono trovati sostanzialmente d’accordo con l’obbligo di provvedere a questa definizione nei tempi più stretti possibili.

Il Vicepresidente ANA ho richiesto 10 giorni di tempo per aggiornare i membri del Direttivo dell’associazione e per verificare la volontà nel proseguimento del percorso unitario per quel che riguarda la Normativa UNI.

L’incontro si è concluso con la previsione di un nuovo appuntamento che si svolgerà dopo le consultazioni interne alle rispettive associazioni, effettuate per redigere le singole proposte che verranno discusse con lo scopo di giungere a una comune e condivisa definizione dell’archeologo e delle sue competenze.